Mia sorella una mattina legge Il Sole 24 Ore
e pensa a me, non in chiave economica ovviamente, ma in termini di amore e di
quanto io da sempre sostengo sull’amore e in particolare sui rapporti di coppia
basati sull’amore.
Partiamo dal solito presupposto che la verità
sull’amore è noiosa, ma lo è in quanto non esiste una verità assoluta valida
per tutti, e quella che per alcuni di voi è verità, rapportata alla mia
esperienza è noia mortale. E’ noiosa perché è lo stesso amore ad esserlo per
primo. L’amore è l’attesa di una gioia, che quando arriva annoia. Ergo, la
verità sull’amore è che la debolezza
umana riesce a ridurre il fuoco dell'amore a una brace che lentamente si
estingue. Il grande nemico dell'amore
non è il tradimento, ferita che può essere sanata, ma la noia.
Mi capita spesso, viaggiando sui mezzi a
Roma, di trovarmi di faccia un uomo e una donna di mezza età che sembrano così
indifferenti l'uno all'altra che la prima cosa che mi viene in mente è che siano sposati. Sia chiaro, non sono una
sciocca e non mi illudo certo che si possa conservare la freschezza
dell’innamoramento per sempre, ma l’indifferenza che aleggia tra quei due tizi
in metro è la stessa che riduce il matrimonio a mera convivenza sotto lo stesso tetto, prole inclusa…
Buongiorno
tesoro…Buongiorno caro…Vuoi il caffè?...Com’è il tempo oggi?...
Che
preparo per cena?...Domenica si va da Ikea….e continuate voi
che a me sale il crimine.
Una vita di coppia fondata sull’amore che
diventa uno scambio di cenni e frasi di circostanza ricorrenti, dove il dialogo
è morto, (quello profondo intendo, perché
quello sulla spesa e le bollette da pagare resta vivo eh ), i fremiti di
tenerezza e la passione scompaiono, si smette di giocare, inventare e la noia
diventa il nuovo velo nuziale, non è vita e meno che mai è coppia.
Escludendo i casi limite in cui la fine del
rapporto e dell’amore è legata a motivi
di altro tipo e gravità che portano inevitabilmente al divorzio, ( ma
credetemi, il dialogo in queste coppie è molto più vivo e acceso e la monotonia
è rotta dagli inganni ), ci si ritrova immersi in tutto questo piattume senza
che ce ne rendiamo conto, non c’è una crisi apparente alle spalle o una serie
di infiniti litigi che ci preannunci l’arrivo del nulla, ma succede solo
lasciando cadere giorno dopo giorno, inconsapevolmente, piccoli granelli di
noia, distacco e apatia, granelli che diventano poi sempre più fitti fino a
trovarsi una mattina nel deserto dell’anima e dell’amore.
E non prendiamoci in giro definendo questa
fase come la quiete della serena abitudine alla quotidianità, ma chiamiamo le
cose con il loro vero nome ed ammettiamo a noi stessi che questa è la quiete della morte dei sentimenti.
IN
AMORE NON SI VEDE UN PUNTO D’ARRIVO, NE’ UN APPAGAMENTO, MA SOLO UN CONTINUO
PROSEGUIRE.
L’articolo di Gianfranco Ravasi su Il Sole 24
ore, (tra l’altro brevissimo, a dimostrazione che sull’argomento si può anche disquisire
in breve, o c’è davvero poco da aggiungere), mi ha particolarmente colpito
perché ha mischiato amor sacro e amor profano, senza fare eccezioni di
tipologie di amore, facendo un riferimento al Cantico dei Cantici che cito..
“Fuggi mio amato, simile alla gazzella o
al cerbiatto sui monti dei balsami”.
Ed è qui l’attualità del messaggio…..dopo
oltre 2 millenni.
L’amore non è possesso, le metafore
ricorrenti del cerbiatto e della gazzella, animali imprendibili per eccellenza,
vogliono precisare che l’amore non è possesso, è libertà di ricerca, attesa,
ascolto.
Mi affiorano cavernosi i ricordi di me
studentessa classica dalla memoria e ricordo che Il Cantico non è un monologo,
è un duetto in cui nessuno dei due partners commette pressione o imposizione
sull’altro, vi si legge soltanto il desiderio dell’amore, un desiderio intenso,
fortissimo, perché il desiderio è tensione, voto, certezza d’amore, e mai
imposizione, o sottilissima strategia ricattatoria. Tutte le invocazioni
d’amore sono appelli ai liberi sentimenti dell’amato, vogliono soltanto
allargare lo spazio alla libera risposta d’amore.
E se il desiderio non è sterile dominio,
egoistico appagamento di un bisogno, rivela la bellezza e lo stupore
dell’incontro.
Ma perché l’incontro avvenga, non solo la
prima volta, ma ogni volta per tutta la durata dell’amore, occorre uscire da
sé, rinunciare a un’abitudine, alle proprie paure, alle esigenze di certezza.
Se la maggior parte di noi considera il
matrimonio come il punto di arrivo di una coppia, è bene che vi informi subito
che il matrimonio è per gente qualunque che non vuole conformarsi, che rifiuta
una vita inevitabilmente ordinaria. Nei gesti quotidiani di una coppia, alzarsi
la mattina, vestirsi, leggere il giornale, lavorare, la scuola, i figli, la cena,
la spesa, il pranzo, la lavatrice e i panni da stirare, io vedo due persone che
vivono solo perché vivere è una vecchia usanza.
L’amore dunque tende per sua natura
all’infinito e come tale non è qualcosa che si può possedere per sempre.
L’amore autentico, quello da verità non noiosa, è un continuo proseguire, è
desiderio, è un’avventura ardua ed incessante che ha come nemici giurati
l’abitudine, il possesso e l’appagamento superficiale.
L'amore è anarchia, nessuna legge, nessuna
regola, che possa contrastarlo.

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