venerdì 18 maggio 2018

VIVA BARBIE, L'ULTIMA VERA ICONA DEL FEMMINISMO



Questa storia di immolare Frida Kahlo come icona del femminismo deve finire.
Con il termine femminismo si è soliti indicare la convinzione che non debba esserci differenza alcuna tra uomo e donna, non essendo i due sessi biologici distinti determinanti a priori nel definire l’identità sociale o i diritti della persona.
Con il termine femminismo , ovviamente, indichiamo il movimento sociale, che rivendica pari diritti e opportunità per uomini e donne senza distinzione di sorta.
Con il termine icona del femminismo indichiamo Frida Kahlo per il suo dipingere se stessa, (un fenomeno piuttosto insolito in un mondo in cui le donne sono da sempre le muse ispiratrici degli uomini  e mai osano auto-rappresentarsi), e per la sua libertà sessuale.

Ma Frida non è stata una donna indipendente a livello economico, ha ottenuto fama artistica “sfruttando” il ruolo di moglie del Maestro Rivera, marito che ha assecondato in tutto e per tutto, persino nella scelta di quei vestiti tradizionali che indossava per compiacerlo, lui amante della bellezza esotica.
Trovo difficile collocare questa donna tra le icone del femminismo sinceramente, e mi viene da chiedermi perché la sua figura viene recuperata in questo senso.
Sia chiaro, non pretendo di avere la verità in tasca, né sull’arte di Frida né tantomeno se sia corretto o meno definire Frida Kahlo una icona del femminismo.  Però mi piace affrontare le cose con senso critico, dando vita ad un dialogo di confronto, nel rispetto delle opinioni di tutti.



Io personalmente l’avrei collocata tra le accezioni del termine femminismo per la parte della sua vita che l’ha vista sofferente ma scegliendo  di vivere con determinazione, senza la necessità di dover chiedere scusa per lo stile di vita che conduceva. Tutte caratteristiche queste che la rendono ai miei occhi una icona sì, ma una icona a misura umana.

“La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola legge: la vita.”

Frida è per me soprattutto una icona dell’essere donna, non femmina, una donna che andrebbe percepita come simbolo della strenua lotta contro le difficoltà della vita, che risveglia le nostre paure più recondite e i nostri sentimenti più profondi e il nostro senso del dolore; il simbolo di una donna che riesce a trasformare le proprie inquietudini personali in qualcosa che ci arriva direttamente dai suoi dipinti; il simbolo di una donna che, pur sapendo di trovarsi all’interno di una relazione amorosa travagliata e un bel po’ fuori dalle righe per i tempi, riesce a trovare il modo di rendersi indipendente sentimentalmente, a livello interiore, trasformando la propria sofferenza in arte.

Scriveva Oriana Fallaci,
“Evito sempre di scrivere sulle donne (…) Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.
Non riconoscere Frida come icona femminista è il mio modo di criticare un certo femminismo moderno deleterio ed ipocrita. Mi offende profondamente, in quanto femmina e donna, l’idea di una donna paragonata ad una specie protetta che , per sopravvivere alla caccia dell’uomo, ha bisogno di un trattamento speciale le cui regole vengono emanate da un uomo stesso.
In questo senso, quindi, più che una icona femminista io vedo Frida come una donna che è riuscita, e tutt’ora riesce, a smuovere gli animi di tutte noi donne che ci troviamo a vivere inquietudini interiori.

Credo sia più corretto riconoscere a Barbie il suo valore di vera icona del femminismo, per la sua incarnazione di indipendenza e la sua capacità di ispirare milioni di bambine nel mondo a seguire sempre i propri sogni…non vedo quale altro vero obiettivo se non questo possa voler raggiungere oggi una donna, una femmina.

Viva Barbie, l'ultima vera icona femminista.


giovedì 17 maggio 2018

IN AMORE NON SI VEDE UN PUNTO D’ARRIVO, NE’ UN APPAGAMENTO, MA SOLO UN CONTINUO PROSEGUIRE.



Mia sorella una mattina legge Il Sole 24 Ore e pensa a me, non in chiave economica ovviamente, ma in termini di amore e di quanto io da sempre sostengo sull’amore e in particolare sui rapporti di coppia basati sull’amore.

Partiamo dal solito presupposto che la verità sull’amore è noiosa, ma lo è in quanto non esiste una verità assoluta valida per tutti, e quella che per alcuni di voi è verità, rapportata alla mia esperienza è noia mortale. E’ noiosa perché è lo stesso amore ad esserlo per primo. L’amore è l’attesa di una gioia, che quando arriva annoia. Ergo, la verità sull’amore è che  la debolezza umana riesce a ridurre il fuoco dell'amore a una brace che lentamente si estingue. Il grande nemico dell'amore non è il tradimento, ferita che può essere sanata, ma la noia.

Mi capita spesso, viaggiando sui mezzi a Roma, di trovarmi di faccia un uomo e una donna di mezza età che sembrano così indifferenti l'uno all'altra che la prima cosa che mi viene in mente è  che siano sposati. Sia chiaro, non sono una sciocca e non mi illudo certo che si possa conservare la freschezza dell’innamoramento per sempre, ma l’indifferenza che aleggia tra quei due tizi in metro è la stessa che riduce il matrimonio a mera convivenza  sotto lo stesso tetto, prole inclusa…

Buongiorno tesoro…Buongiorno caro…Vuoi il caffè?...Com’è il tempo oggi?...
Che preparo per cena?...Domenica si va da Ikea….e continuate voi che a me sale il crimine.

Una vita di coppia fondata sull’amore che diventa uno scambio di cenni e frasi di circostanza ricorrenti, dove il dialogo è morto,  (quello profondo intendo, perché quello sulla spesa e le bollette da pagare resta vivo eh ), i fremiti di tenerezza e la passione scompaiono, si smette di giocare, inventare e la noia diventa il nuovo velo nuziale, non è vita e meno che mai è coppia.

Escludendo i casi limite in cui la fine del rapporto  e dell’amore è legata a motivi di altro tipo e gravità che portano inevitabilmente al divorzio, ( ma credetemi, il dialogo in queste coppie è molto più vivo e acceso e la monotonia è rotta dagli inganni ), ci si ritrova immersi in tutto questo piattume senza che ce ne rendiamo conto, non c’è una crisi apparente alle spalle o una serie di infiniti litigi che ci preannunci l’arrivo del nulla, ma succede solo lasciando cadere giorno dopo giorno, inconsapevolmente, piccoli granelli di noia, distacco e apatia, granelli che diventano poi sempre più fitti fino a trovarsi una mattina nel deserto dell’anima e dell’amore.

E non prendiamoci in giro definendo questa fase come la quiete della serena abitudine alla quotidianità, ma chiamiamo le cose con il loro vero nome ed ammettiamo a noi stessi  che questa è la quiete della morte dei sentimenti.

IN AMORE NON SI VEDE UN PUNTO D’ARRIVO, NE’ UN APPAGAMENTO, MA SOLO UN CONTINUO PROSEGUIRE.

L’articolo di Gianfranco Ravasi su Il Sole 24 ore, (tra l’altro brevissimo, a dimostrazione che sull’argomento si può anche disquisire in breve, o c’è davvero poco da aggiungere), mi ha particolarmente colpito perché ha mischiato amor sacro e amor profano, senza fare eccezioni di tipologie di amore, facendo un riferimento al Cantico dei Cantici che cito..

“Fuggi mio amato, simile alla gazzella o al cerbiatto sui monti dei balsami”.

Ed è qui l’attualità del messaggio…..dopo oltre 2 millenni.
L’amore non è possesso, le metafore ricorrenti del cerbiatto e della gazzella, animali imprendibili per eccellenza, vogliono precisare che l’amore non è possesso, è libertà di ricerca, attesa, ascolto.
Mi affiorano cavernosi i ricordi di me studentessa classica dalla memoria e ricordo che Il Cantico non è un monologo, è un duetto in cui nessuno dei due partners commette pressione o imposizione sull’altro, vi si legge soltanto il desiderio dell’amore, un desiderio intenso, fortissimo, perché il desiderio è tensione, voto, certezza d’amore, e mai imposizione, o sottilissima strategia ricattatoria. Tutte le invocazioni d’amore sono appelli ai liberi sentimenti dell’amato, vogliono soltanto allargare lo spazio alla libera risposta d’amore.
E se il desiderio non è sterile dominio, egoistico appagamento di un bisogno, rivela la bellezza e lo stupore dell’incontro.
Ma perché l’incontro avvenga, non solo la prima volta, ma ogni volta per tutta la durata dell’amore, occorre uscire da sé, rinunciare a un’abitudine, alle proprie paure, alle esigenze di certezza.
Se la maggior parte di noi considera il matrimonio come il punto di arrivo di una coppia, è bene che vi informi subito che il matrimonio è per gente qualunque che non vuole conformarsi, che rifiuta una vita inevitabilmente ordinaria. Nei gesti quotidiani di una coppia, alzarsi la mattina, vestirsi, leggere il giornale, lavorare, la scuola, i figli, la cena, la spesa, il pranzo, la lavatrice e i panni da stirare, io vedo due persone che vivono solo perché vivere è una vecchia usanza.

L’amore dunque tende per sua natura all’infinito e come tale non è qualcosa che si può possedere per sempre. L’amore autentico, quello da verità non noiosa, è un continuo proseguire, è desiderio, è un’avventura ardua ed incessante che ha come nemici giurati l’abitudine, il possesso e l’appagamento superficiale.

L'amore è anarchia, nessuna legge, nessuna regola, che possa contrastarlo.

martedì 8 maggio 2018


L’AMORE E’ LA RISPOSTA A TUTTO, PECCATO CHE IO PERO’ ABBIA DIMENTICATO LA DOMANDA

Ma per fortuna Zuckerberg mi viene incontro e introduce il Facebook Dating, un modo pratico, veloce e virtuale di trasformare ognuno di noi in un branco di sfigati incapaci di rimorchiare. Finalmente Facebook ci farà scopare evitandoci tutta quella manfrina della seduzione, del rimorchio, delle cene costose (che se è vero che esiste l’emancipazione femminile, donne cominciate a pagarle voi!!) e dei tentativi di abbordaggio, alcuni dei quali mi hanno spostato  spesso il desiderio da sessuale ad alimentare…





Facebook segnerà definitivamente la fine del romanticismo, Amen!

Ora, così come la morte è l’unica certezza vera che abbiamo, anche rimorchiare, da quando il Web domina le nostre vite, è sempre stato uno dei principali obiettivi di ciascun utente.  La tecnologia web che diventa strumento di fornicazione, dove si testano le capacità sessuali di un individuo dalla inventiva che utilizzerà nello inserire il suo membro nel tubo catodico per poter penetrare la vagina virtuale che lo attende dall’altra parte dello schermo.
Facebook comunque non introdurrà nulla di innovativo ma alimenterà ulteriormente le miriadi di app dating già esistenti, una per ogni gusto sessuale (leggevo di recente che esistono anche app per chi, uomo o donna che sia, vuole arrivare vergine al matrimonio, come affermare con assoluta certezza che nel 2018 gli Unicorni esistono davvero!!!).



Quello che invece Facebook farà sarà concretizzare sempre di più la nostra impossibilità di scopare realmente …basta un clik sul web per godere di un pene in tutta la sua maestosità con il quale sollazzare le nostre passere affamate senza doversi poi ritrovare il contenitore di quel pene dentro il letto, e peggio ancora, dentro casa che reclama camicie stirate, pranzo e cena.

Avremo a disposizione talmente tante di queste app scoperecce, ( e non prendiamoci per il ciulo, tutti almeno una volta ne abbiamo visitata una, e tutti, anche più di una volta, abbiamo scaldato le chat di Messenger), che anche nell’amore e nel sesso subiremo la Sindrome di Netflix, un tunnel vizioso da cui fatichiamo ad uscire divenendone schiavi.
Mi aspetto che a giorni anche la piattaforma Amazon inserisca un app simile in cui potrai accedere ad una galleria di donne e uomini, di peni e vagine, accompagnati da due righe descrittive del prodotto, i tempi di consegna, e noi dovremo solo inserirli nel carrello e passare all’acquisto…Amazon ovviamente, nella sua immensa professionalità, attuerà il principio del “soddisfatti o rimborsati”, sicchè occhio alle condizioni di acquisto.

Per quanto tutto ciò possa sembrare freddo, asettico, impersonale ed anche un bel po’ squallido, le dating app vengono a confermare la mia teoria storica, cioè che la verità sull’amore è noiosa. Le dating app ammazzano il romanticismo riducendo ad una barzelletta tutta quella storia del destino, del due cuori e una capanna e dell’anima gemella che è meno credibile della presenza di vita su altri pianeti. Finalmente qualcosa di reale nel web, qualcosa che ci faccia aprire gli occhi su tutti quei luoghi comuni sull’amore che, ammettiamolo, manco più nei film fanno presa.



Oppure, Zuckerberg è riuscito a mettere in atto la rinvicita del nerd che non scopava (la breve storia triste di se stesso)…Facebook ci ha reso grandi scopatori virtuali, privi di inibizioni e pudici moralismi sociali, relegando il vecchio rimorchio nei locali a qualcosa di vintage che forse racconterò ai miei nipoti come favoletta della buonanotte…

Sarà brutto il risveglio quando arriveremo alla fine del tunnel…

lunedì 7 maggio 2018

"Quando tutto mi va malissimo e sento che non ce la faccio più, allora provo a peggiorare le cose, mi costringo a ricordare le emozioni più belle mai provate prima, e quando sono assolutamente sicura di non poter più resistere, vado avanti fino ad un attimo dopo …allora so che posso sopportare qualsiasi cosa."


Karen Blixen - La Mia Africa



VIVA BARBIE, L'ULTIMA VERA ICONA DEL FEMMINISMO

Questa storia di immolare Frida Kahlo come icona del femminismo deve finire. Con il termine femminismo si è soliti indicare la con...