Questa storia di
immolare Frida Kahlo come icona del femminismo deve finire.
Con il termine femminismo si è soliti indicare la
convinzione che non debba esserci differenza alcuna tra uomo e donna, non
essendo i due sessi biologici distinti determinanti a priori nel definire
l’identità sociale o i diritti della persona.
Con il termine femminismo , ovviamente, indichiamo il
movimento sociale, che rivendica pari diritti e opportunità per uomini e donne
senza distinzione di sorta.
Con il termine icona del femminismo indichiamo Frida
Kahlo per il suo dipingere se stessa, (un fenomeno piuttosto insolito in un
mondo in cui le donne sono da sempre le muse ispiratrici degli uomini e mai osano auto-rappresentarsi), e per la
sua libertà sessuale.
Ma Frida non è stata
una donna indipendente a livello economico, ha ottenuto fama artistica
“sfruttando” il ruolo di moglie del Maestro Rivera, marito che ha assecondato
in tutto e per tutto, persino nella scelta di quei vestiti tradizionali che indossava
per compiacerlo, lui amante della bellezza esotica.
Trovo difficile
collocare questa donna tra le icone del femminismo sinceramente, e mi viene da
chiedermi perché la sua figura viene recuperata in questo senso.
Sia chiaro, non
pretendo di avere la verità in tasca, né sull’arte di Frida né tantomeno se sia
corretto o meno definire Frida Kahlo una icona del femminismo. Però mi piace affrontare le cose con senso
critico, dando vita ad un dialogo di confronto, nel rispetto delle opinioni di
tutti.
Io personalmente
l’avrei collocata tra le accezioni del termine femminismo per la parte della
sua vita che l’ha vista sofferente ma scegliendo di vivere con determinazione, senza la
necessità di dover chiedere scusa per lo stile di vita che conduceva. Tutte
caratteristiche queste che la rendono ai miei occhi una icona sì, ma una icona
a misura umana.
“La rivoluzione è
l’armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola
legge: la vita.”
Frida è per me
soprattutto una icona dell’essere donna, non femmina, una donna che andrebbe
percepita come simbolo della strenua lotta contro le difficoltà della vita, che
risveglia le nostre paure più recondite e i nostri sentimenti più profondi e il
nostro senso del dolore; il simbolo di una donna che riesce a trasformare le
proprie inquietudini personali in qualcosa che ci arriva direttamente dai suoi
dipinti; il simbolo di una donna che, pur sapendo di trovarsi all’interno di
una relazione amorosa travagliata e un bel po’ fuori dalle righe per i tempi, riesce
a trovare il modo di rendersi indipendente sentimentalmente, a livello
interiore, trasformando la propria sofferenza in arte.
Scriveva Oriana Fallaci,
“Evito sempre di
scrivere sulle donne (…) Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per
quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento
a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico”.
Non riconoscere Frida
come icona femminista è il mio modo di criticare un certo femminismo moderno
deleterio ed ipocrita. Mi offende profondamente, in quanto femmina e donna,
l’idea di una donna paragonata ad una specie protetta che , per sopravvivere
alla caccia dell’uomo, ha bisogno di un trattamento speciale le cui regole
vengono emanate da un uomo stesso.
In questo senso,
quindi, più che una icona femminista io vedo Frida come una donna che è
riuscita, e tutt’ora riesce, a smuovere gli animi di tutte noi donne che ci
troviamo a vivere inquietudini interiori.
Credo sia più corretto
riconoscere a Barbie il suo valore
di vera icona del femminismo, per la sua incarnazione di indipendenza e la sua
capacità di ispirare milioni di bambine nel mondo a seguire sempre i propri
sogni…non vedo quale altro vero obiettivo se non questo possa voler raggiungere
oggi una donna, una femmina.
Viva Barbie, l'ultima
vera icona femminista.






